La nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall’escalation tra Stati Uniti e Iran, ha riportato il prezzo del gas europeo sopra la soglia dei 50 euro: il 14 luglio 2026 il TTF di Amsterdam ha toccato 53,65 euro al megawattora. Per le famiglie italiane l’effetto arriverà soprattutto sulle offerte a prezzo indicizzato.
In questa guida spieghiamo cosa sta succedendo nel Golfo, perché uno stretto a migliaia di chilometri dall’Italia muove le quotazioni del metano, qual è la differenza tra TTF e PSV e — soprattutto — cosa può fare chi vuole mettere la propria bolletta al riparo dai rincari.
Perché la chiusura dello Stretto di Hormuz fa salire il prezzo del gas
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio obbligato tra il Golfo Persico e l’oceano: prima dell’escalation militare vi passava all’incirca un quinto degli scambi mondiali di gas naturale liquefatto (GNL), oltre a una quota rilevante del petrolio trasportato via mare. Quando i transiti si fermano, l’offerta globale di energia si restringe e i prezzi all’ingrosso reagiscono subito. Non serve che il blocco tocchi fisicamente l’Europa: basta che tolga dal mercato una fetta dell’offerta perché tutti i compratori, ovunque si trovino, finiscano per contendersi i carichi rimasti.
È esattamente quello che è accaduto a luglio 2026. Dopo una fase di relativa distensione a giugno, con una riapertura temporanea dello Stretto, la ripresa dello scontro tra Washington e Teheran ha riportato il blocco: i sistemi di tracciamento marittimo hanno registrato un crollo dei passaggi di navi nel giro di pochi giorni.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere:
- Gas: il 14 luglio 2026 i contratti TTF di Amsterdam hanno chiuso a 53,65 euro al megawattora, in rialzo del 4,6% in una sola seduta secondo le rilevazioni riportate dall’agenzia ANSA, e nelle sedute successive le quotazioni si sono avvicinate ai 55 euro.
- Petrolio: il Brent si è mosso in area 73 dollari al barile, con oscillazioni finora più contenute rispetto a quelle del gas.
Il gas risente di più perché la quota di GNL che passa da Hormuz — in gran parte proveniente dal Qatar — non ha rotte alternative: o attraversa lo Stretto, o resta ferma. Il petrolio, al contrario, dispone di qualche valvola di sfogo in più, tra oleodotti che aggirano il Golfo e scorte strategiche accumulate nei mesi scorsi, e per questo finora ha reagito con meno nervosismo.
TTF e PSV: quale indice conta per la bolletta italiana
Quando si parla di “prezzo del gas” a livello europeo si cita quasi sempre il TTF (Title Transfer Facility), il mercato all’ingrosso con sede nei Paesi Bassi che fa da riferimento per l’intero continente. Le offerte italiane a prezzo indicizzato, però, sono agganciate in genere al PSV (Punto di Scambio Virtuale), l’hub italiano del gas.
I due indici non coincidono, ma sono strettamente collegati: il PSV segue l’andamento del TTF con uno scarto legato ai costi di trasporto e alle condizioni locali. In pratica, un rialzo del TTF come quello di questi giorni tende a trasferirsi sul PSV — e quindi sulle bollette indicizzate italiane — nel giro di poche settimane, perché le offerte variabili aggiornano il prezzo della materia prima mese per mese.
Per capire come si muove l’indice italiano nel tempo puoi leggere il nostro approfondimento sull’andamento dei prezzi del gas PSV in Italia.
Cosa significa per le bollette di luce e gas
L’impatto sulla bolletta dipende dal tipo di contratto:
- Offerte a prezzo indicizzato: il costo della materia prima segue le quotazioni all’ingrosso, quindi i rialzi di luglio si rifletteranno sulle prossime bollette. Vale per il gas, ma anche per la luce: in Italia una parte consistente dell’energia elettrica è prodotta da centrali a gas, per cui il prezzo dell’elettricità tende a salire insieme a quello del metano.
- Offerte a prezzo fisso: la componente energia resta bloccata fino alla scadenza delle condizioni contrattuali. Chi ha sottoscritto un fisso nei mesi scorsi è protetto da questa fase di turbolenza.
- Clienti vulnerabili in Maggior Tutela: le condizioni sono aggiornate da ARERA. Per il terzo trimestre 2026 l’Autorità ha già disposto un aumento del 4,6% della bolletta elettrica per il cliente tipo vulnerabile, motivandolo anche con il “persistente quadro di incertezza a livello internazionale” che pesa sulle quotazioni attese delle materie prime. Secondo ARERA, la spesa annua del cliente tipo vulnerabile si attesta comunque a 591,86 euro, in lieve calo rispetto ai dodici mesi precedenti.
Il quadro non è quello drammatico del 2022, quando il TTF superò i 300 euro al megawattora: 50-55 euro sono livelli ben lontani da quei picchi. Ma la direzione è chiara, e la durata del blocco farà la differenza: un Hormuz chiuso per settimane o mesi manterrebbe la pressione sui prezzi e finirebbe per alimentare anche l’inflazione generale, attraverso i costi di produzione e trasporto.
Se non sai se la tua offerta è a prezzo fisso o indicizzato, è il momento giusto per controllare: confronta le offerte luce e gas con Billding e scopri in pochi minuti se la tua tariffa regge il confronto con il mercato.
L’Italia rischia di restare senza gas?
Sul fronte delle forniture fisiche, la situazione italiana è diversa — e migliore — rispetto alla crisi del 2022. Dopo il taglio del gas russo, l’Italia ha diversificato le fonti di approvvigionamento puntando su gasdotti alternativi e soprattutto sul GNL, con nuovi rigassificatori entrati in servizio negli ultimi anni.
Questa strategia ha però un punto debole proprio in Hormuz: una parte del GNL diretto in Europa parte dal Qatar e deve attraversare lo Stretto. Finché il blocco dura, quelle navi non arrivano, e la concorrenza tra Europa e Asia per i carichi disponibili altrove (Stati Uniti in testa) spinge i prezzi verso l’alto.
Il rischio concreto per l’Italia, quindi, non è il razionamento ma il prezzo: gli stoccaggi si trovano a metà luglio in condizioni solide e la domanda estiva di riscaldamento è nulla, ma riempire i serbatoi in vista dell’inverno costerà di più se le quotazioni restano su questi livelli. Sul ruolo dell’Autorità nel regolare il mercato energetico italiano trovi di più nella nostra guida su ARERA e la regolazione dell’energia in Italia.
Cosa fare adesso: tre mosse concrete
In attesa di capire quanto durerà la crisi, ci sono tre verifiche alla portata di chiunque:
- Controlla che tipo di offerta hai. In bolletta trovi l’indicazione del prezzo della materia prima: se è indicizzato (PSV per il gas, PUN per la luce), i rialzi di questi giorni ti riguardano direttamente.
- Verifica la scadenza delle condizioni. Anche i prezzi fissi hanno una durata (12, 24 o 36 mesi): se il tuo blocco scade a breve, il rinnovo potrebbe arrivare in una fase di mercato teso. Muoversi in anticipo conviene, e cambiare fornitore di energia è gratuito e senza interruzioni della fornitura.
- Confronta le alternative a prezzo bloccato. In una fase di volatilità, un’offerta a prezzo fisso funziona da assicurazione contro i rialzi: sul mercato ci sono proposte con blocchi anche di 36 mesi, come quella analizzata nella nostra guida su Alperia Smile Easy Summer Luce.
Prima di firmare qualsiasi rinnovo, fai una simulazione gratuita con Billding: bastano i dati della tua bolletta per vedere quanto pagheresti con le migliori offerte disponibili e decidere se bloccare il prezzo ora.
Domande frequenti
Perché il prezzo del gas sta salendo a luglio 2026?
La nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto. La riduzione dei transiti ha spinto le quotazioni europee: il 14 luglio 2026 il TTF di Amsterdam ha toccato 53,65 euro al megawattora.
Cosa sono TTF e PSV e quale incide sulla bolletta italiana?
Il TTF è l’indice del mercato all’ingrosso europeo del gas, con sede nei Paesi Bassi; il PSV è il Punto di Scambio Virtuale, l’indice di riferimento del mercato italiano. Le offerte gas indicizzate in Italia sono agganciate in genere al PSV, che però tende a muoversi insieme al TTF: un rialzo europeo si trasferisce quindi anche da noi.
La chiusura di Hormuz farà aumentare le bollette in Italia?
Chi ha un’offerta a prezzo indicizzato vedrà l’effetto dei rialzi nelle prossime bollette, perché il prezzo segue le quotazioni mensili all’ingrosso. Chi ha un prezzo fisso è protetto fino alla scadenza delle condizioni. Molto dipenderà dalla durata del blocco: più si prolunga, più l’impatto diventa consistente.
Chi ha un contratto a prezzo fisso deve preoccuparsi?
Nell’immediato no: con un prezzo bloccato la componente energia non cambia fino alla scadenza delle condizioni contrattuali. Conviene però controllare quando scade il blocco: se il rinnovo cade in una fase di mercato teso, il nuovo prezzo proposto potrebbe essere più alto e vale la pena confrontare le alternative per tempo.
Come posso proteggermi da nuovi rincari del gas?
Verifica in bolletta se la tua offerta è a prezzo fisso o indicizzato e quando scadono le condizioni. In una fase di tensione sui mercati, un’offerta a prezzo bloccato mette al riparo dai rialzi; un confronto tra le proposte dei fornitori permette di capire se c’è margine di risparmio rispetto alla tariffa attuale.